Proseguiamo il nostro viaggio nell'era della fotografia analogica.
L'idea che sta a monte di questa manipolazione parte dal presupposto di fare l'esatto contrario di ciò che stabiliscono le regole.
Quando sviluppiamo il negativo stiamo sempre molto attenti a rispettare il giusto rapporto tempo/temperatura. Inoltre, i costruttori di pellicole adottano degli accorgimenti tecnici per evitare che queste risentano di eventuali sbalzi termici causati, anche involontariamente, dall'utilizzatore.
Ripetiamo gli stessi scatti con due pellicole, in questo caso Ilford HP5 esposte a 400 ASA. Il soggetto è a piacere.
Poi, riempiamo una pentola d'acqua e la portiamo all'ebollizione. Buttiamo un rotolino nell'acqua e lo lasciamo bollire per qualche minuto. Lo leviamo ancora bollente e lo mettiamo subito nel surgelatore dove dovrà restare diverse ore.
Con questo sistema, si può stare certi che riusciamo a rompere il supporto della pellicola, alla faccia delle tante cautele usate dai costruttori. Il problema è che non sappiamo quale sarà il risultato perché il nostro è un tentativo al buio. Questo è il motivo per cui ci teniamo un rotolino di riserva.
Sviluppiamo i due rotolini correttamente. Io ho usato Gradual diluito 1+9 per 12' a 20°C, preferendolo ad altri sviluppi perché rende la grana secca e ben definita, che mi sembra adatta all'esperimento.
E qui cominciano le meraviglie perché il rotolino che ha subìto lo stress termico, messo sotto l'ingranditore, mostra dei ghirigori generati dal ghiaccio che quello normale non ha. Si tratta ora di scegliere il fotogramma che più ci piace.
Io, in un momento di creatività compulsiva ho deciso di strafare inserendo nell'immagine anche delle ali, realizzate con delle maschere di carta e un'ulteriore esposizione in camera oscura. 

Ognuno può fare le varianti che crede e, ogni volta, l'esito sarà sempre diverso. E qui sta il bello del divertimento. Poi, ci si può anche sbizzarrire nel dare al risultato le chiavi di lettura più eclettiche e fantasiose. Stiamo certi che ci sarà sempre qualcuno che ne darà un'interpretazione diversa.
Come al solito, ho scannerizzato il fotogramma e questo è il risultato.

 
 
Inizio anch'io il mio blog per lasciare traccia di riflessioni e pensieri affinché non si perdano nel tempo.
Per cominciare propongo uno scatto che, allora, comportò una manualità di realizzazione dal sapore artigiano.
L'altro ieri
Fotografai le mani del bimbo con pellicola FP4 tirata a 200 Asa. Sviluppo Acutol 1+15 a 20°C per 9'. 

Stampa su carta Ilford baritata, ingranditore IFF Quodgon e obiettivo Rodenstock Rodagon 50 mm.
Poi ripresi le mani della mamma che tengono la foto delle mani del bimbo con diapositiva Kodak Ektacrome 100 Asa.
Oggi
Scannerizzo la dia con scanner Reflecta RPS 7200.
Un'immagine rinata a nuova vita con l'odierna tecnologia. Ecco il risultato.
Che ne pensate?