Tanti scatti per mostrare la tavolozza dei colori della natura che varia nel ciclo delle stagioni, ma poi soffermarsi su alcune immagini in bianco e nero per apprezzarne la delicata poesia.
Così mi è nata l'idea di rivisitare le immagini degli alberi con uno sguardo più intimo per cogliere l'astrazione della vita pennellata nell'essenza monocroma delle luci e delle ombre.

 
 
A Tredozio, paese della Romagna Toscana, si tiene ogni anno nel giorno di Pasqua il campionato nazionale dei mangiatori di uova sode.
Per la cronaca, apprendiamo dalla stampa che quest'anno si è riconfermato il campione in carica Fausto Ricci, trattorista tredoziese. Il Ricci però non è riuscito a battere il record, da lui stesso realizzato lo scorso anno di 22 uova ingurgitate in 3 minuti, ma si è fermato a 18. Tante sono bastate per confermarsi - comunque - il migliore, davanti al lughese Claudio Tolomelli, ancora una volta secondo con 17.
Una gara appassionante combattuta fino all'ultimo tuorlo!
La gara si svolge nell'ambito della sagra e palio dell'uovo nata negli anni Sessanta per ricordare l'antica battitura delle uova sode che si svolgeva nella vicina parrocchia di Ottignana.
La battitura delle uova, «picén», si teneva anche nel vicino Comune di Portico e San Benedetto. Qui, però, non si battevano uova sode, ma fresche. L'ultimo uovo integro vinceva tutte le uova che era riuscito a rompere. Queste venivano poi utilizzate a casa per fare la sfoglia per tagliatelle e tortelli. Ma questa tradizione si ormai persa.
Ecco un paio di immagini relative al campionato e alla battitura delle uova, scattate negli anni Settanta, mentre qui si possono vedere altre foto d'epoca relative a usanze e tradizioni locali.

 
 
Oggi ha inizio la primavera meteorologica: un passaggio che ricorda i cicli stagionali legati alla terra. Una volta, in queste notti, nelle campagne era tutto un brulicare di falò che i contadini accendevano per fare "lume" a marzo. Il fuoco illuminava la primavera e bruciava l'inverno: un rito propiziatorio carico di significati simbolici di cui oggi si è perso il senso.
In omaggio a questo mondo, propongo l'immagine della buca per le lettere. Una buca incassata nel muro dietro al quale s'immagina che ci sia l'ufficio postale che timbra e smista e il "portalettere" che distribuisce la posta due volte al giorno.
Per renderla "parlante" ho aggiunto delle lettere con i "trasferibili Letraset". Ve li ricordate?
Poi ho fatto un passaggio su pellicola fotomeccanica per aumentare il contrasto fra la parte superiore di muro tinteggiata e la parte inferiore intonacata a calce.
Qui sotto ripropongo la scansione digitale.

 
 
Proseguiamo il nostro viaggio nell'era della fotografia analogica.
L'idea che sta a monte di questa manipolazione parte dal presupposto di fare l'esatto contrario di ciò che stabiliscono le regole.
Quando sviluppiamo il negativo stiamo sempre molto attenti a rispettare il giusto rapporto tempo/temperatura. Inoltre, i costruttori di pellicole adottano degli accorgimenti tecnici per evitare che queste risentano di eventuali sbalzi termici causati, anche involontariamente, dall'utilizzatore.
Ripetiamo gli stessi scatti con due pellicole, in questo caso Ilford HP5 esposte a 400 ASA. Il soggetto è a piacere.
Poi, riempiamo una pentola d'acqua e la portiamo all'ebollizione. Buttiamo un rotolino nell'acqua e lo lasciamo bollire per qualche minuto. Lo leviamo ancora bollente e lo mettiamo subito nel surgelatore dove dovrà restare diverse ore.
Con questo sistema, si può stare certi che riusciamo a rompere il supporto della pellicola, alla faccia delle tante cautele usate dai costruttori. Il problema è che non sappiamo quale sarà il risultato perché il nostro è un tentativo al buio. Questo è il motivo per cui ci teniamo un rotolino di riserva.
Sviluppiamo i due rotolini correttamente. Io ho usato Gradual diluito 1+9 per 12' a 20°C, preferendolo ad altri sviluppi perché rende la grana secca e ben definita, che mi sembra adatta all'esperimento.
E qui cominciano le meraviglie perché il rotolino che ha subìto lo stress termico, messo sotto l'ingranditore, mostra dei ghirigori generati dal ghiaccio che quello normale non ha. Si tratta ora di scegliere il fotogramma che più ci piace.
Io, in un momento di creatività compulsiva ho deciso di strafare inserendo nell'immagine anche delle ali, realizzate con delle maschere di carta e un'ulteriore esposizione in camera oscura. 

Ognuno può fare le varianti che crede e, ogni volta, l'esito sarà sempre diverso. E qui sta il bello del divertimento. Poi, ci si può anche sbizzarrire nel dare al risultato le chiavi di lettura più eclettiche e fantasiose. Stiamo certi che ci sarà sempre qualcuno che ne darà un'interpretazione diversa.
Come al solito, ho scannerizzato il fotogramma e questo è il risultato.