Linea Gotica, Operazione Olive e Organizzazione Todt
Questo capitolo analizza nel dettaglio la strategia difensiva tedesca (Linea Gotica/Verde), l'offensiva alleata (Operazione Olive) e il ruolo dell'Organizzazione Todt nello sfruttamento della manovalanza locale.
Andamento della Linea Gotica, detta anche Linea Verde, che, sfruttando le asperità dell'Appennino tosco-emiliano-romagnolo, andava da Massa a Pesaro lungo un fronte di 320 chilometri.
Gli angloamericani, dopo aver sfondato la Linea Gustav con lo sbarco di Anzio il 22 gennaio 1944, pensavano che i tedeschi non si sarebbero attestati sulla linea del Tevere e dell’Aniene. Infatti, Albert Kesselring si era impegnato a risparmiare Roma perché “città aperta” e non era in grado di riorganizzare un valido schieramento difensivo su quella linea.
In effetti, il feldmaresciallo aveva deciso di ritirarsi fino alla cosiddetta Linea Gotica (Gotenstellung) per bloccare l’avanzata del nemico verso il Nord Italia e tenerlo lontano il più possibile dai confini del Reich.
Il nome si richiamava all’antica popolazione germanica dei Goti, per esaltare la potenza tedesca. Fu lo stesso Hitler che, il 16 giugno 1944, lo mutò ufficialmente in Linea Verde (Grüne Linie), perché temeva ripercussioni propagandistiche negative qualora il nemico l’avesse sfondata. Gli alleati, che avevano casualmente scoperto la sua esistenza in occasione del rinvenimento di una cartina topografica tra il bottino di guerra nell’ex quartiere generale di Kesselring a Roma, continuarono a chiamarla come prima.
Un’idea concepita dagli italiani durante la prima guerra mondiale dopo la disfatta di Caporetto, quando si temeva che la resistenza sul Piave fosse travolta dai tedeschi che scendevano dal nord, realizzata, invece, ora in senso contrario per contrastare l’avanzata degli angloamericani provenienti dal sud.
I suoi lavori iniziarono nell’autunno 1943 proseguendo lentamente fino alla primavera seguente, quando la priorità era ancora quella di rafforzare le posizioni a sud di Roma e contenere eventuali sbarchi sulla costa alle spalle della linea di resistenza.
Un territorio che sfruttava le asperità dell’Appennino tosco-emiliano-romagnolo che andava da Massa a Pesaro lungo un fronte di 320 km. Uno sbarramento di installazioni militari, fosse anticarro, campi minati, con distruzioni di ponti e di strade, che attraversava l’Italia dal Tirreno all’Adriatico raggiungendo nella dorsale appenninica centrale altezze superiori ai millecinquecento metri e una profondità del fronte che, in alcuni tratti superava i cento chilometri.
I tedeschi difesero questo fronte con due Armate: la 10a che copriva il settore occidentale e la 14a quello orientale, inquadrate nel modello militare tedesco come «Gruppo di Armate C».
L’articolazione del sistema difensivo della Linea Gotica si articolava su più fasce. Noi qui prenderemo in considerazione quella principale: la Linea Verde, articolata su due livelli.
La prima posizione di resistenza era la Linea Verde n. 1 (o Gotica n. 1) che, nel nostro settore, andava dal passo della Futa, Giogo, Colla, San Godenzo, Falterona, Stia, Pratovecchio, e che esercitava la prima azione di contenimento del nemico.
Dietro c’era una seconda fascia di resistenza, meno strutturata, da utilizzare nel caso di sfondamento della prima: la Linea Verde n. 2 (o Gotica n. 2) che da noi passava da Palazzuolo, Marradi, Lutirano, Tredozio, Portico, Premilcuore, Santa Sofia, Sarsina.
Questa fu realizzata nel giugno 1944 per dare maggiore profondità all’apparato difensivo: una linea arretrata di una ventina di chilometri rispetto a quella principale, che comprendeva anche il nostro Comune.
In realtà, la disposizione delle truppe tedesche al momento dell’attacco alleato del 25 agosto 1944, con l’inizio dell’Operazione Olive, era organizzata su un sistema articolato in più linee difensive.
La prima era la Linea Arno-Metauro che dall’Arno di Firenze terminava sul Metauro fino a Fano.
La seconda, in realtà, era formata da tre allineamenti in serie: la Linea Verde antistante (Griin-Vorfeld Stellung) nel settore tirrenico; la Linea Bruna nel settore centrale; la Linea Rossa nel settore adriatico. Linee di supporto e di riferimento organizzativo.
Un particolare sistema di fortificazioni fu la Linea Gialla, detta anche Linea Rimini, che andava da San Marino a Rimini, lungo il fiume Ausa.
Ma non ci fu il tempo di realizzare e fortificare queste linee intermedie e non se ne fece nulla. I tedeschi, pressati dall’avanzata alleata, dovettero ritirarsi rapidamente sulla Gotica n. 2 praticamente ancora inesistente, cercando di difenderla con tutte le forze.
I suoi lavori furono intensificati nell’estate 1944 con l’approssimarsi del fronte. La realizzazione di questo imponente complesso di opere sfruttava la manovalanza coatta di lavoratori italiani forniti dall'Organizzazione Todt (OT, Organisation Todt), un’impresa paramilitare di costruzioni che operò in tutti i paesi occupati dalla Wehrmacht.
Si parla di oltre quindicimila uomini, rastrellati da squadre tedesche addestrate all’uopo. Con loro operavano tecnici sloveni e genieri tedeschi qualificati. A capo di tutta l’organizzazione c’era un generale tedesco.
Per contrastare la ritirata tedesca, il 7 giugno 1944 Alexander dette gli ordini per l’avanzata nell’Italia centrale fino a Firenze: la 5a Armata statunitense doveva procedere verso Pisa-Lucca-Pistoia. L’obiettivo era di impadronirsi del porto di Livorno, necessario per avvicinare le linee di rifornimento delle armate alleate, che ancora dipendevano dal lontanissimo porto di Napoli. L’8a Armata britannica, invece, doveva avanzare in direzione di Arezzo-Bibbiena-Firenze e ampliare il proprio fronte verso nordest fino a raggiungere la costa adriatica. La sua idea era di fare un attacco a tenaglia con le due armate, prima con l’8a poi, al momento opportuno, con la 5a: «come un destro doppiato di un sinistro in un incontro di pugilato».
Noi seguiremo il progredire dell’8a Armata che il 16 luglio liberò Arezzo e poi Montevarchi. Raggiunse Firenze dove i tedeschi, la notte fra il 3 e il 4 agosto avevano fatto saltare tutti i ponti della città, tranne il Ponte Vecchio, e si erano attestati sulla riva destra dell’Arno nella cosiddetta linea del Mugnone, a nord della città.
La città fu liberata l’11 agosto quando, poco prima delle sette del mattino, i rintocchi della campana di Palazzo Vecchio, la Martinella, chiamarono i fiorentini alla lotta. L’insurrezione popolare esplose in tutta la città. Squadre di cittadini a fianco dei gappisti attaccarono il nemico in scontri accaniti. Poi sopraggiunse la Divisione Garibaldi Arno che, guadato il fiume, lanciò i suoi partigiani contro le retroguardie nemiche, dando la caccia ai franchi tiratori fascisti. Intanto a Palazzo Vecchio si insediava una giunta comunale designata dal CTLN (Comitato Toscano di Liberazione). Primo sindaco fu il socialista Gaetano Pieraccini. A sera Firenze era liberata.
Le truppe britanniche, intanto, si erano attestate sulla riva sinistra dell’Arno attraversandolo qualche giorno dopo per fronteggiare il nemico sul Mugnone.
La battaglia continuò per tutto il mese e solo il 31 agosto le bombe cessarono di cadere sulla città. Intanto i tedeschi , inseguiti dagli alleati, avevano cominciato a ripiegare su varie direttrici fra cui quella del Mugello fino ai passi della Futa e del Giogo, e quella per la Val di Sieve e il Mugello fino al passo del Muraglione, che è quella che più ci riguarda. Si aprivano, così, le strade per attaccare la Linea Gotica.
Ai primi di luglio sarebbe dovuta partire in Francia l’operazione Anvil (Incudine), poi ribattezzata Dragoon (Dragone), quattro settimane dopo lo sbarco in Normandia, con l’Operazione Neptune del 6 giugno 1944, compresa nell’ambito della più ampia Operazione Overlord (Signore supremo). Una gigantesca manovra messa in atto dagli alleati per aprire un secondo fronte in Francia e alleggerire quello orientale a sostegno dello sforzo strategico generale contro la Germania.
Al comando di Neptune fu destinato il generale Dwight D. Eisenhower. La preparazione all’attacco cominciò mesi prima con bombardamenti alleati nella Francia settentrionale e il Belgio, mentre i partigiani francesi intensificavano la loro attività di sabotaggio.
Il D-Day era stato fissato al 5 giugno, ma il maltempo sulla Manica impose un ritardo di ventiquattro ore. L’ordine di sbarco fu dato all’alba del 6 giugno sfruttando un miglioramento temporaneo del tempo. Fu un ordine azzeccato. Alle due antimeridiane, tre divisioni aerotrasportate, una britannica e due americane, furono paracadutate nella penisola del Cotentin, in Normandia, mentre migliaia di fantocci calavano dal cielo di Le Havre per ingannare il nemico. I tedeschi furono colti di sorpresa perché erano convinti che una spedizione attraverso la Manica fosse impossibile in quelle condizioni meteorologiche. E gli attacchi arei alleati avevano accecato le loro postazioni radar.
Qualche ora dopo la prima ondata dell’invasione, alle 6,30, cinque divisioni attraversarono la Manica in tempesta attestandosi in territorio francese con pieno successo. Dal 7 giugno cominciò la battaglia per il possesso delle spiagge riuscendo ad attestarsi in pochi giorni. Il 27 giugno le truppe naziste erano costrette alla resa.
Ma torniamo ai contrasti tra i cobelligeranti sulla strategia da tenere per la prosecuzione della guerra che erano notevoli. Winston Churchill, che si era rassegnato a malincuore all’esecuzione di Overlord, e sperava di arrivare nell’Europa centrale prima di Stalin, era in contrasto con Roosevelt, contrario all’impiego di truppe americane contro l’Istria e nei Balcani. Inoltre, le truppe francesi, se dovevano combattere, preferivano farlo in Francia per difendere la propria patria.
La disputa provocò un rinvio dell’operazione Anvil che fu spostata al 15 agosto quando gli alleati fecero sbarcare un corpo d’invasione sulle coste meridionali in Francia.
Una scelta che comportò lo spostamento di sette divisioni sul fronte francese, tolte dal fronte italiano. Una spedizione che fu la causa principale del rallentamento dell’avanzata, il lungo arresto sulla Linea Gotica e il suo mancato sfondamento.
Questa sottrazione di forze modificò i rapporti di forze in Italia, anche se non determinante.
Pure i tedeschi avevano riorganizzato le loro truppe per tamponare la mossa alleata, spostando delle unità in Francia. Una variazione dello scacchiere militare che influì sull’esito dell’offensiva sulla Linea Gotica facendo prendere una piega sfavorevole all’avanzata alleata.
A questo punto l’Italia era declassata a teatro di guerra secondario, utile solo per impegnare le divisioni tedesche lontano dai fronti in cui si sarebbero decise le sorti della guerra.
La sua perdita di prestigio causata dall’operazione Overlord, operando su un fronte sussidiario, non decisivo per l’annientamento del nazismo, etichettò con acida ironia i combattenti di questo fronte D-Day Dodgers, più o meno imboscati del D-Day. …
Capitolo parziale, senza note bibliografiche, estratto dal libro: La Liberazione del Comune di Portico e San Benedetto dal nazifascismo. Linea Gotica agosto - ottobre 1944.
In effetti, il feldmaresciallo aveva deciso di ritirarsi fino alla cosiddetta Linea Gotica (Gotenstellung) per bloccare l’avanzata del nemico verso il Nord Italia e tenerlo lontano il più possibile dai confini del Reich.
Il nome si richiamava all’antica popolazione germanica dei Goti, per esaltare la potenza tedesca. Fu lo stesso Hitler che, il 16 giugno 1944, lo mutò ufficialmente in Linea Verde (Grüne Linie), perché temeva ripercussioni propagandistiche negative qualora il nemico l’avesse sfondata. Gli alleati, che avevano casualmente scoperto la sua esistenza in occasione del rinvenimento di una cartina topografica tra il bottino di guerra nell’ex quartiere generale di Kesselring a Roma, continuarono a chiamarla come prima.
Un’idea concepita dagli italiani durante la prima guerra mondiale dopo la disfatta di Caporetto, quando si temeva che la resistenza sul Piave fosse travolta dai tedeschi che scendevano dal nord, realizzata, invece, ora in senso contrario per contrastare l’avanzata degli angloamericani provenienti dal sud.
I suoi lavori iniziarono nell’autunno 1943 proseguendo lentamente fino alla primavera seguente, quando la priorità era ancora quella di rafforzare le posizioni a sud di Roma e contenere eventuali sbarchi sulla costa alle spalle della linea di resistenza.
Un territorio che sfruttava le asperità dell’Appennino tosco-emiliano-romagnolo che andava da Massa a Pesaro lungo un fronte di 320 km. Uno sbarramento di installazioni militari, fosse anticarro, campi minati, con distruzioni di ponti e di strade, che attraversava l’Italia dal Tirreno all’Adriatico raggiungendo nella dorsale appenninica centrale altezze superiori ai millecinquecento metri e una profondità del fronte che, in alcuni tratti superava i cento chilometri.
I tedeschi difesero questo fronte con due Armate: la 10a che copriva il settore occidentale e la 14a quello orientale, inquadrate nel modello militare tedesco come «Gruppo di Armate C».
L’articolazione del sistema difensivo della Linea Gotica si articolava su più fasce. Noi qui prenderemo in considerazione quella principale: la Linea Verde, articolata su due livelli.
La prima posizione di resistenza era la Linea Verde n. 1 (o Gotica n. 1) che, nel nostro settore, andava dal passo della Futa, Giogo, Colla, San Godenzo, Falterona, Stia, Pratovecchio, e che esercitava la prima azione di contenimento del nemico.
Dietro c’era una seconda fascia di resistenza, meno strutturata, da utilizzare nel caso di sfondamento della prima: la Linea Verde n. 2 (o Gotica n. 2) che da noi passava da Palazzuolo, Marradi, Lutirano, Tredozio, Portico, Premilcuore, Santa Sofia, Sarsina.
Questa fu realizzata nel giugno 1944 per dare maggiore profondità all’apparato difensivo: una linea arretrata di una ventina di chilometri rispetto a quella principale, che comprendeva anche il nostro Comune.
In realtà, la disposizione delle truppe tedesche al momento dell’attacco alleato del 25 agosto 1944, con l’inizio dell’Operazione Olive, era organizzata su un sistema articolato in più linee difensive.
La prima era la Linea Arno-Metauro che dall’Arno di Firenze terminava sul Metauro fino a Fano.
La seconda, in realtà, era formata da tre allineamenti in serie: la Linea Verde antistante (Griin-Vorfeld Stellung) nel settore tirrenico; la Linea Bruna nel settore centrale; la Linea Rossa nel settore adriatico. Linee di supporto e di riferimento organizzativo.
Un particolare sistema di fortificazioni fu la Linea Gialla, detta anche Linea Rimini, che andava da San Marino a Rimini, lungo il fiume Ausa.
Ma non ci fu il tempo di realizzare e fortificare queste linee intermedie e non se ne fece nulla. I tedeschi, pressati dall’avanzata alleata, dovettero ritirarsi rapidamente sulla Gotica n. 2 praticamente ancora inesistente, cercando di difenderla con tutte le forze.
I suoi lavori furono intensificati nell’estate 1944 con l’approssimarsi del fronte. La realizzazione di questo imponente complesso di opere sfruttava la manovalanza coatta di lavoratori italiani forniti dall'Organizzazione Todt (OT, Organisation Todt), un’impresa paramilitare di costruzioni che operò in tutti i paesi occupati dalla Wehrmacht.
Si parla di oltre quindicimila uomini, rastrellati da squadre tedesche addestrate all’uopo. Con loro operavano tecnici sloveni e genieri tedeschi qualificati. A capo di tutta l’organizzazione c’era un generale tedesco.
Per contrastare la ritirata tedesca, il 7 giugno 1944 Alexander dette gli ordini per l’avanzata nell’Italia centrale fino a Firenze: la 5a Armata statunitense doveva procedere verso Pisa-Lucca-Pistoia. L’obiettivo era di impadronirsi del porto di Livorno, necessario per avvicinare le linee di rifornimento delle armate alleate, che ancora dipendevano dal lontanissimo porto di Napoli. L’8a Armata britannica, invece, doveva avanzare in direzione di Arezzo-Bibbiena-Firenze e ampliare il proprio fronte verso nordest fino a raggiungere la costa adriatica. La sua idea era di fare un attacco a tenaglia con le due armate, prima con l’8a poi, al momento opportuno, con la 5a: «come un destro doppiato di un sinistro in un incontro di pugilato».
Noi seguiremo il progredire dell’8a Armata che il 16 luglio liberò Arezzo e poi Montevarchi. Raggiunse Firenze dove i tedeschi, la notte fra il 3 e il 4 agosto avevano fatto saltare tutti i ponti della città, tranne il Ponte Vecchio, e si erano attestati sulla riva destra dell’Arno nella cosiddetta linea del Mugnone, a nord della città.
La città fu liberata l’11 agosto quando, poco prima delle sette del mattino, i rintocchi della campana di Palazzo Vecchio, la Martinella, chiamarono i fiorentini alla lotta. L’insurrezione popolare esplose in tutta la città. Squadre di cittadini a fianco dei gappisti attaccarono il nemico in scontri accaniti. Poi sopraggiunse la Divisione Garibaldi Arno che, guadato il fiume, lanciò i suoi partigiani contro le retroguardie nemiche, dando la caccia ai franchi tiratori fascisti. Intanto a Palazzo Vecchio si insediava una giunta comunale designata dal CTLN (Comitato Toscano di Liberazione). Primo sindaco fu il socialista Gaetano Pieraccini. A sera Firenze era liberata.
Le truppe britanniche, intanto, si erano attestate sulla riva sinistra dell’Arno attraversandolo qualche giorno dopo per fronteggiare il nemico sul Mugnone.
La battaglia continuò per tutto il mese e solo il 31 agosto le bombe cessarono di cadere sulla città. Intanto i tedeschi , inseguiti dagli alleati, avevano cominciato a ripiegare su varie direttrici fra cui quella del Mugello fino ai passi della Futa e del Giogo, e quella per la Val di Sieve e il Mugello fino al passo del Muraglione, che è quella che più ci riguarda. Si aprivano, così, le strade per attaccare la Linea Gotica.
Ai primi di luglio sarebbe dovuta partire in Francia l’operazione Anvil (Incudine), poi ribattezzata Dragoon (Dragone), quattro settimane dopo lo sbarco in Normandia, con l’Operazione Neptune del 6 giugno 1944, compresa nell’ambito della più ampia Operazione Overlord (Signore supremo). Una gigantesca manovra messa in atto dagli alleati per aprire un secondo fronte in Francia e alleggerire quello orientale a sostegno dello sforzo strategico generale contro la Germania.
Al comando di Neptune fu destinato il generale Dwight D. Eisenhower. La preparazione all’attacco cominciò mesi prima con bombardamenti alleati nella Francia settentrionale e il Belgio, mentre i partigiani francesi intensificavano la loro attività di sabotaggio.
Il D-Day era stato fissato al 5 giugno, ma il maltempo sulla Manica impose un ritardo di ventiquattro ore. L’ordine di sbarco fu dato all’alba del 6 giugno sfruttando un miglioramento temporaneo del tempo. Fu un ordine azzeccato. Alle due antimeridiane, tre divisioni aerotrasportate, una britannica e due americane, furono paracadutate nella penisola del Cotentin, in Normandia, mentre migliaia di fantocci calavano dal cielo di Le Havre per ingannare il nemico. I tedeschi furono colti di sorpresa perché erano convinti che una spedizione attraverso la Manica fosse impossibile in quelle condizioni meteorologiche. E gli attacchi arei alleati avevano accecato le loro postazioni radar.
Qualche ora dopo la prima ondata dell’invasione, alle 6,30, cinque divisioni attraversarono la Manica in tempesta attestandosi in territorio francese con pieno successo. Dal 7 giugno cominciò la battaglia per il possesso delle spiagge riuscendo ad attestarsi in pochi giorni. Il 27 giugno le truppe naziste erano costrette alla resa.
Ma torniamo ai contrasti tra i cobelligeranti sulla strategia da tenere per la prosecuzione della guerra che erano notevoli. Winston Churchill, che si era rassegnato a malincuore all’esecuzione di Overlord, e sperava di arrivare nell’Europa centrale prima di Stalin, era in contrasto con Roosevelt, contrario all’impiego di truppe americane contro l’Istria e nei Balcani. Inoltre, le truppe francesi, se dovevano combattere, preferivano farlo in Francia per difendere la propria patria.
La disputa provocò un rinvio dell’operazione Anvil che fu spostata al 15 agosto quando gli alleati fecero sbarcare un corpo d’invasione sulle coste meridionali in Francia.
Una scelta che comportò lo spostamento di sette divisioni sul fronte francese, tolte dal fronte italiano. Una spedizione che fu la causa principale del rallentamento dell’avanzata, il lungo arresto sulla Linea Gotica e il suo mancato sfondamento.
Questa sottrazione di forze modificò i rapporti di forze in Italia, anche se non determinante.
Pure i tedeschi avevano riorganizzato le loro truppe per tamponare la mossa alleata, spostando delle unità in Francia. Una variazione dello scacchiere militare che influì sull’esito dell’offensiva sulla Linea Gotica facendo prendere una piega sfavorevole all’avanzata alleata.
A questo punto l’Italia era declassata a teatro di guerra secondario, utile solo per impegnare le divisioni tedesche lontano dai fronti in cui si sarebbero decise le sorti della guerra.
La sua perdita di prestigio causata dall’operazione Overlord, operando su un fronte sussidiario, non decisivo per l’annientamento del nazismo, etichettò con acida ironia i combattenti di questo fronte D-Day Dodgers, più o meno imboscati del D-Day. …
Capitolo parziale, senza note bibliografiche, estratto dal libro: La Liberazione del Comune di Portico e San Benedetto dal nazifascismo. Linea Gotica agosto - ottobre 1944.
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