Citazioni
"Io ho detto che quanto al mio pensier et creder, tutto era un caos ... et quel volume andando così fece una massa, aponto come si fa il formazo nel latte, et in quel deventorno vermi, et quelli furno li angeli; et la santissima maestà volse che quel fosse Dio et li angeli; e tra quel numero de angeli ve era ancho Dio creato anchora lui da quella massa in quel medesimo tempo ..."
Carlo Ginzburb, Il formaggio e i vermi. Il cosmo di un mugnaio del '500, p. 63, Piccola Biglioteca Einaudi, Torino, 2009
"E' interessante contemplare una plaga lussureggiante, rivestita da molte piante di vari tipi, con uccelli che cantano nei cespugli, con vari insetti che ronzano intorno, e con vermi che strisciano sul terreno umido, e pensare che tutte le nostre forme così elaboratamente costruite, così differenti l'una dall'altra, e dipendenti l'una dall'altra in maniera così complessa, sono state prodotte da leggi che agiscono intorno a noi. [...] Vi è qualcosa di grandioso in questa concezione della vita, con le sue diverse forme, originariamente impresse dal Creatore in poche forme, o in una forma sola; e nel fatto che, mentre il nostro pianeta ha continuato a ruotare secondo l'immutabile legge della gravità, da un così semplice inizio innumerevoli forme, bellissime e meravigliose, si sono evolute e continuano a evolversi."
Charles Darwin, L'origine della specie, p. 479, G.E.L'Espresso, Roma, 2006
"Le ragazze di San Frediano, belle o brutte che siano, coi porri in viso o gli occhi di madonna, le riconoscete dalle mani. Sono il loro mistero, il loro orgoglio più segreto e la loro dote; e sono bianche, di latte, con le dita lunghe, affusolate. Quelle mani escono miracolosamente pure dalle insidie dei cento mestieri a cui si applicano. Con esse, le ragazze di San Frediano rivestono le sedie; è un gioco di prestigio stirare le liste di paglia colorata sul traliccio: così, le ragazze manovrano lo scheletro della sedia come un attrezzo, lo roteano prima di vibrare il colpo di forbici che pareggia la paglia al punto di sutura. L'armonia è nei loro gesti, cantano e parlano dei loro amori, una accanto all'altra, in fila, sui marciapiedi, nella buona stagione. Ed è un esercizio di pazienza, il lavoro delle cucitrici in bianco: ciò che esse orlano e ricamano si anima sotto le loro dita, diventa "carne e fiore", è questo che dicono."
Vasco Pratolini, Le ragazze di Sanfrediano, p. 33, Valecchi 1951, Oscar Mondadori, Milano, VII rist. giugno 1977.
"- Dunque, - disse il giudice istruttore sfogliando il quadernetto e rivolgendosi a K. col tono di chi fa una constatazione, - dunque lei è imbianchino? - Niente affatto, - disse K., - io sono il primo procuratore di una banca importante -. A questa sua risposta ci fu nell'ala destra una gran risata, così cordiale che K. dovette ridere anche lui. La gente là dentro appoggiava le mani ai ginocchi e si torceva come se avesse accessi di tosse convulsa; rideva anche qualcuno in galleria."
Franz Kafka, Il processo, p. 45-46, Einaudi, Torino, 1983
"Gregorio Samsa, svegliandosi una mattina da sogni agitati, si trovò trasformato, nel suo letto, in un enorme insetto immondo. Riposava sulla schiena, dura come una corazza, e sollevando un poco il capo vedeva il suo ventre arcuato, bruno e diviso in tanti segmenti ricurvi, in cima a cui la coperta da letto, vicina a scivolar giù tutta, si manteneva a fatica. Le gambe, numerose e sottili da far pietà, rispetto alla sua corporatura normale, tremolavano senza tregua in un confuso luccichio dinanzi ai suoi occhi.
Cosa m'è avvenuto? pensò. Non era un sogno."
Franz Kafka, La metamorfosi e altri racconti, p. 21, Arnoldo Mondadori, Oscar classici moderni, Milano, 1994
"Erbe dagli effetti sconvolgenti, tecniche allucinogene diffuse, manipolazioni oniropoietiche, fantasie sovreccitate da miti, fabulazioni, racconti densi di mirabilia; viaggi nel sovrannaturale, cosmografie fantastiche, paesi e reami costruiti con lo stesso tessuto di cui sono fatti i sogni, il paradiso deliciano, cuccagna e le isole della beatitudine; fantasie visionarie, allucinazioni millenaristiche, affabulazioni religiose e balbettamenti demenziali; la sublimazione dell'idiota e il rispetto-terrore per il demente; stregonesche distillazioni di erbe dai poteri strani, filtri e incantesimi; folletti e licantropi, «iguane», fate e regine del giuoco; Morgana e Magloria, la regina Mab, Arlecchino e la sua masnada, gli incubi e i succubi, incantatori, maghi e indovini, la memoria nostalgica dell'orgia collettiva e del gran banchetto sabbatico; l'antropofagia e il vampirismo, il volo notturno e il congresso delle streghe: l'immaginario collettivo e notturno delle generazioni dell'età preindustriale, nasce dal mondo della fame, della carenza, della frustrazione come compensazione illusionistica dell'alienazione esistenziale."
Piero Camporesi, Il pane selvaggio, p. 156, Il Mulino, Bologna, 1980. Sec. ed. riveduta e ampliata, 1983
"La prospettiva di finire intrappolati e sigillati nelle concerie infernali, in nauseabondi buchi senza esalo, di marcire incastrati in grommose botteghe sotterranee (prive di spiragli e camini di cui pur non erano privi i tartari medievali), ancor più mefitiche di quelle in cui si lavorava il sego, dal lezzo tanto tremendo da scatenare fra i vivi deliqui e crisi isteriche, doveva riuscire particolarmente sgradevole a chi, fra i conforti e gli agi dorati della vita nobiliare e dell'«abitare largo», trascorreva giorni ventilati e gradevolmente aromatici."
Piero Camporesi, La casa dell'eternità, p. 91, Garzanti, Gli elefanti, Milano 1998
Piero Camporesi, La casa dell'eternità, p. 91, Garzanti, Gli elefanti, Milano 1998
"Il più grande tormento d'Ivàn Ilìc era la menzogna: quella menzogna in cui tutti, chissà perché, s'accordavano, secondo la quale lui, anziché avviato alla morte, era semplicemente malato, e non aveva da far altro che star calmo e curarsi, e allora si sarebbe ottenuto un risultato eccellente. In realtà, lui lo sapeva benissimo che, qualunque cosa si facesse, nessun risultato se ne sarebbe avuto, tranne ancor più strazianti sofferenze e la morte. E gli dava tormento questa menzogna, gli dava tormento che non volessero riconoscere quel che tutti sapevano, e che anche lui sapeva, e che invece insistessero a mentirgli in faccia a proposito di questa tremenda sua situazione, e tanto facessero da costringere lui stesso a prender parte a questa menzogna. Menzogna, menzogna e niente altro: questa menzogna che gli recitavano in faccia alla vigilia della morte, e che avrebbe dovuto abbassare il terribile, solenne atto della sua morte al livello di tutte le loro visite, tende, antipasti di storione ... era per Ivan Ilìc un tremendo tormento."
Lev Tolstòj, Quattro romanzi, Morte d'Ivàn Ilìc, p. 136, Einaudi, Gli struzzi, Torino, 1977
Lev Tolstòj, Quattro romanzi, Morte d'Ivàn Ilìc, p. 136, Einaudi, Gli struzzi, Torino, 1977
"Adesso sono veramente convinta di essere impazzita o arrivata in cielo, perché il suono fino ad allora indistinto si fa più nitido e, cosa impensabile, sembra Mozart.
Per l'esattezza, il Confutatis del Requiem di Mozart.
Confutatis maledictis, Flammis acribus addictis! modulano bellissime voci liriche.
Sono impazzita.
- Madame Michel, va tutto bene? - chiede una voce da dietro la porta, la voce di monsieur Ozu o, ipotesi più verosimile, di san Pietro alle porte del Purgatorio.
- Io - dico, - non riesco ad aprire la porta!"
Muriel Barbery, L'eleganza del riccio, p. 215. Ed. e/o, Roma 2007
Per l'esattezza, il Confutatis del Requiem di Mozart.
Confutatis maledictis, Flammis acribus addictis! modulano bellissime voci liriche.
Sono impazzita.
- Madame Michel, va tutto bene? - chiede una voce da dietro la porta, la voce di monsieur Ozu o, ipotesi più verosimile, di san Pietro alle porte del Purgatorio.
- Io - dico, - non riesco ad aprire la porta!"
Muriel Barbery, L'eleganza del riccio, p. 215. Ed. e/o, Roma 2007
"L'arte dello scrivere consiste meno nello scrivere bene che nel cancellare quello che è scritto male."
Anton Pavlovic Cechov
Anton Pavlovic Cechov
"Jakov rimase tutto il giorno sdraiato, preso da tristezza. Quando la sera il prete, dopo aver ascoltato la sua confessione, gli chiese se non si ricordasse di qualche suo peccato speciale, egli sforzò la memoria che gli s'indeboliva, e ripensò al viso dolente di Màrfa e al grido disperato dell'ebreo morso dal cane, e disse con una voce che s'udiva appena:
- Il violino datelo a Ròtschild
- Va bene - disse il prete.
E ora tutti gli abitanti di quella città chiedono: - Com'è che Rotschild ha un violino tanto buono? L'ha comprato? L'ha rubato o gli è rimasto in pegno?
Da un pezzo l'ebreo ha smesso di suonare il flauto; ora suona soltanto il violino."
Anton Pavlovic Cechov, Il Vescovo e altre novelle, Il violino di Rotschild, pp. 149, 150. Ed. Paoline, Bari, Aprile 1963
- Il violino datelo a Ròtschild
- Va bene - disse il prete.
E ora tutti gli abitanti di quella città chiedono: - Com'è che Rotschild ha un violino tanto buono? L'ha comprato? L'ha rubato o gli è rimasto in pegno?
Da un pezzo l'ebreo ha smesso di suonare il flauto; ora suona soltanto il violino."
Anton Pavlovic Cechov, Il Vescovo e altre novelle, Il violino di Rotschild, pp. 149, 150. Ed. Paoline, Bari, Aprile 1963
"Ogni vita è un'enciclopedia, una biblioteca, un inventario d'oggetti, un campionario di stili, dove tutto può essere continuamente rimescolato e riordinato in tutti i modi possibili."
Italo Calvino, Lezioni americane, Molteplicità, p. 135. Mondadori, Milano, 1993
Italo Calvino, Lezioni americane, Molteplicità, p. 135. Mondadori, Milano, 1993
"Una notte osservavo come al solito il cielo col mio telescopio. Notai che da una galassia lontana cento milioni d'anni-luce sporgeva un cartello. C'era scritto: TI HO VISTO. Feci rapidamente il calcolo: la luce della galassia aveva impiegato cento milioni d'anni a raggiungermi e siccome di lassù vedevano quello che succedeva qui con cento milioni d'anni di ritardo, il momento in cui mi avevano visto doveva risalire a duecento milioni d'anni fa."
Italo Calvino, Le cosmicomiche, Gli anni-luce, Mondadori, Milano, 1993.
Italo Calvino, Le cosmicomiche, Gli anni-luce, Mondadori, Milano, 1993.
"Wilson si era gettato da una parte per piazzare un colpo alla spalla. Macomber era rimasto fermo e aveva mirato al naso, sparando ogni volta alto d'un pelo e colpendo le grosse corna, sbriciolandole e scheggiandole come se avesse colpito un tetto d'ardesia, e la signora Macomber, dalla macchina, aveva sparato al bufalo col Mannlicher 6,5 quando sembrava che stesse per sbudellare Macomber e aveva colpito il marito alla base del cranio, quattro o cinque centimetri sopra il colletto e un po' lateralmente. Ora Francis Macomber giaceva, a faccia in giù, a meno di due metri da dove il bufalo giaceva sul fianco, e sua moglie era inginocchiata sopra di lui con Wilson accanto a lei. - Non lo girerei - disse Wilson."
Ernest Hemingway, Tutti i racconti, La breve vita felice di Francis Macomber, p. 43. Mondadori, Milano, 1990.
Ernest Hemingway, Tutti i racconti, La breve vita felice di Francis Macomber, p. 43. Mondadori, Milano, 1990.
"La moglie americana stava guardando fuori dalla finestra. Fuori, proprio sotto la finestra, un gatto era accucciato sotto uno dei tavoli verdi gocciolanti. Il gatto cercava di raggomitolarsi su se stesso per non farsi bagnare dalle gocce.- Vado giù a prendere quel micino - disse la moglie americana.- Ci vado io - propose dal letto suo marito.- No, vado io. Quel povero micino si è nascosto sotto un tavolo per non bagnarsi.Il marito continuò a leggere, disteso ai piedi del letto con la testa appoggiata ai due cuscini.- Non bagnarti - disse."
Ernest Hemingway, Tutti i racconti, Gatto sotto la pioggia, p. 187. Mondadori, Milano, 1990.
Ernest Hemingway, Tutti i racconti, Gatto sotto la pioggia, p. 187. Mondadori, Milano, 1990.
"In una poesia o in un racconto si possono descrivere delle cose, degli oggetti comuni usando un linguaggio comune ma preciso e dotare questi oggetti - una sedia. le tendine di una finestra, una forchetta, un sasso, un orecchino - di un potere immenso, addirittura sbalorditivo. Si può scrivere una riga di dialogo apparentemente innocuo e far sì che provochi un brivido lungo la schiena del lettore."
Raymond Carver, Il mestiere di scrivere, p. 9. Einaudi, Torino, 1997.
Raymond Carver, Il mestiere di scrivere, p. 9. Einaudi, Torino, 1997.
"Sulla strada del ritorno in città ci fermammo in un negozio di articoli sportivi e comprammo licenze da pesca, canne economiche, mulinelli, filo di nylon, ami, galleggianti, piombini e un cestino di vimini. Decidemmo di andare a pescare la mattina dopo.
Ma quella sera, dopo che avevamo cenato e lavato i piatti e io avevo preparato il fuoco nel caminetto, Nancy scosse la testa e disse che non avrebbe funzionato.
- Perché dici così? - , le chiesi. - Cos'è che vuoi dire?
- Voglio dire che non funzionerà. Guardiamo in faccia la realtà. - Scosse di nuovo la testa."
Raymond Carver, Se hai bisogno, chiama, p. 96. Minimum fax, Roma, 2000.
Ma quella sera, dopo che avevamo cenato e lavato i piatti e io avevo preparato il fuoco nel caminetto, Nancy scosse la testa e disse che non avrebbe funzionato.
- Perché dici così? - , le chiesi. - Cos'è che vuoi dire?
- Voglio dire che non funzionerà. Guardiamo in faccia la realtà. - Scosse di nuovo la testa."
Raymond Carver, Se hai bisogno, chiama, p. 96. Minimum fax, Roma, 2000.















