Portico di Romagna:
Radici, Memoria e Narrazione del Territorio
Esplora il legame profondo tra l'uomo e il paesaggio. Tra radici e orizzonti, un viaggio nella memoria locale e nella bellezza del Genius Loci di Portico di Romagna.
Il mio progetto è un ponte tra il 'qui' delle nostre tradizioni e l''altrove' dei nostri sogni, una narrazione del territorio che cerca l'anima segreta dell'Appennino.
Qui - altrove
mostra d'arte contemporanea contemporanea di scultura e installazioni
a cura di Matteo Lucca
Opere di Erich Turroni, Elena Hamerski, Ana Hillar, Luca Freschi, Oscar Dominguez
Portico di Romagna 15 giugno - 31 agosto 2013
«Qui-altrove è un percorso di scultura e installazioni che attraversa il paese di Portico di Romagna e si mette in relazione con i luoghi e le suggestioni del borgo.
Vicoli battuti nella vita quotidiana si trasformano in percorsi di evocazione, in itinerari urbani e paesaggistici che ci accompagnano in quei "soliti" luoghi nei quali l'arte, con le sue dinamiche, è capace di disvelare un altrove magico, poetico, evocativo; l'arte si fa segnale che amplifica e disvela un'alternativa che attraverso l'incanto, paradossalmente, fa ri-scoprire i luoghi. Li accende. Il suo "stare" apre un dialogo che nutre entrambe le dimensioni e le manifesta.
Qui e altrove si pongono come una condizione dell'Essere: "qui" è lo stare nel presente, nei luoghi della quotidiana abitudine. "Altrove" è l'uscita da quella condizione, è il mondo nel quale l'arte conduce. Qui-altrove è la condizione dinamica di non-dualismo che si instaura tra il luogo e l'opera.
Cinque artisti diversi tra loro si collocano nei luoghi del paese. Ciascuno col proprio linguaggio, trovano una coralità d'insieme in una complicità di simbologie affini tra loro che si potrebbero riassumere nel gesto di raccogliere le mani come un nido e portarle verso il petto per dare rifugio al cuore.»
Vicoli battuti nella vita quotidiana si trasformano in percorsi di evocazione, in itinerari urbani e paesaggistici che ci accompagnano in quei "soliti" luoghi nei quali l'arte, con le sue dinamiche, è capace di disvelare un altrove magico, poetico, evocativo; l'arte si fa segnale che amplifica e disvela un'alternativa che attraverso l'incanto, paradossalmente, fa ri-scoprire i luoghi. Li accende. Il suo "stare" apre un dialogo che nutre entrambe le dimensioni e le manifesta.
Qui e altrove si pongono come una condizione dell'Essere: "qui" è lo stare nel presente, nei luoghi della quotidiana abitudine. "Altrove" è l'uscita da quella condizione, è il mondo nel quale l'arte conduce. Qui-altrove è la condizione dinamica di non-dualismo che si instaura tra il luogo e l'opera.
Cinque artisti diversi tra loro si collocano nei luoghi del paese. Ciascuno col proprio linguaggio, trovano una coralità d'insieme in una complicità di simbologie affini tra loro che si potrebbero riassumere nel gesto di raccogliere le mani come un nido e portarle verso il petto per dare rifugio al cuore.»
Sinapsi
(Torre Portinari)
di Erich Turroni
«Il dialogo con noi stessi avviene attraverso il respiro, il cui soffio, come una linea di fumo, disegna un cuore in espansione [...] Ci troviamo nel giardino dedicato alla Beatrice di Dante. Ai piedi della torre è inevitabile pensare a quel soffio che si fa cuore come a una dichiarazione d'amore.»
Se vorrai ti farò casa
(Scale del Girone)
di Elena Hamerski
«Il nido diventa il simbolo di un luogo accogliente, della camera da letto dove trovare riservatezza [creato] strappando le sue lenzuola vecchie e ricomponendole [...] imitando gli uccelli e i loro modi di costruire come [...] un bisogno di fuga attraverso il volo.»
Nube
(Il Borghetto)
di Ana Hillar
«I nidi traggono spunto dal mondo della natura, reinventandola, tanto da mettere in dubbio il loro essere artefatti o reali [...] un agglomerato di bozzoli sospesi , leggeri, delicati, il cui insieme crea una "nube" come se volessero depistare dalla propria vulnerabilità.»
Jesus blood never failed me yet
(Chiesina della Maestà)
di Luca Freschi
«È la canzone cantata da un clochard londinese [...] Il rifugio è nel cuore nello spirito di un uomo che non ha più nulla e trova la sua casa nella fede [...] La chiesetta si mette in mostra e si riempie di decori [...] Al suo interno la cappella contiene l'opera vera e propria: una raccolta di oggetti pieni di significato che raccontano, come un diario di memorie, la triste storia di un'esistenza dimenticata.»
Segno
(Ponte della Maestà)
di Oscar Dominguez
«Un segnale, un taglio sospeso sul paesaggio scoccato come un fendente che apre un varco e ci conduce al nostro rifugio [...] ci mette nelle condizioni di soffermarci a osservare e ascoltare il fiume. Fa accadere qualcosa che apre un squarcio sulla realtà.»